I tralci della vite
La vite secolare si erge come custode di una rivelazione, vegliando sulla natività illuminata da una luce calda e materna.
Scopri l'operaC'è un momento, ogni anno, in cui una stanza di casa smette di essere una stanza. Si riempie di sughero e di muschio, di fili sottili, di piccole luci che aspettano il loro posto.
Nascono così, nel tempo rubato alle giornate: la vite che veglia sulla nascita, la sfera di cristallo che tiene dentro un cielo intero, l'arca che salva, la grotta che si accende di blu, il legno d'ulivo scavato a spirale dove la luce viene da dentro. Ogni anno cambia il pensiero che tiene insieme tutto il resto — e intorno a quel pensiero crescono la roccia, l'acqua, le case, la gente.
Ventotto presepi, e nessuno somiglia a un altro. Ognuno con la sua storia raccontata per intero, venti che si muovono davvero. Tutti fatti a mano, una volta sola.
La vite e il frutto, la sfera che contiene l'infinito, l'arca che salva, la grotta che illumina: ogni presepe custodisce una storia. Apri un'opera per leggerla, vederla da ogni angolazione e, dove c'è, guardarla in movimento.
La vite secolare si erge come custode di una rivelazione, vegliando sulla natività illuminata da una luce calda e materna.
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Gli angeli vegliano dall'alto dei rami, e sotto l'albero antico la natività risplende come un piccolo universo custodito.
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Una natività ispirata alla Cripta di San Vito Vecchio, memoria rupestre di Gravina e custode di un antico ciclo di affreschi.
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Dalle viscere di un'enorme radice di drago — creatura fiabesca e primordiale — germina la natività.
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Un presepe arabo-israeliano, minuzioso, evoca le terre bibliche: calce bianca, palme, cammelli intorno al mistero nascente.
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Grotta, figure, alberi e rocce: ogni cosa nasce dallo stesso impasto di terracotta, e il paesaggio intero ha un solo colore.
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Un presepe ispirato allo jazzo murgiano: recinto, ricovero e luogo di lavoro della pastorizia lungo le vie della transumanza.
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Una sfera di cristallo trasparente, metafora dell'universo contenuto, racchiude la natività in un'altra dimensione.
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Grandi funghi a mensola si aprono come tettoie sopra la natività: un riparo cresciuto da solo, non costruito da nessuno.
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La grande forma dell'arca si eleva come promemoria della prima salvezza, che prefigura la seconda.
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Illuminata da luce blu ultraterrena, una grotta cavernosa si apre come uno squarcio nel velo tra i mondi.
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Una capanna di legno scuro incornicia la natività e ne custodisce la luce come un piccolo rifugio nel bosco.
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Un casco da astronauta con la visiera aperta, dedicato a Samantha Cristoforetti: dentro, la nascita vista da chi guarda la Terra da fuori.
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Nel tufo si aprono stanze, archi e passaggi illuminati: la natività abita la pietra con la leggerezza della grazia.
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Una costruzione verticale di pietra e sughero, con finestre che si aprono sul blu, e alla base la natività illuminata.
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Un drappo di roccia azzurra si apre come un mantello sopra la folla dei pastori, in cammino verso la luce.
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Una collina sormontata da alberi spogli custodisce nel ventre una luce dorata: il freddo fuori, il calore dentro.
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Guglie minerali si levano come una foresta pietrificata, e fra di esse piccole luci segnano la strada.
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Una lunga scalinata sale verso l'alto, gradino dopo gradino: la fede come salita paziente, non come volo.
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Dieci dischi di legno incisi a mano salgono come i rami di un albero: la Legge che germoglia dalla stessa radice della natività.
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Un ampio panorama di rocce, licheni e alberelli secchi, dove la natività è un dettaglio luminoso in mezzo alla vastità.
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Un vecchio mappamondo si apre a metà, e dentro il guscio delle terre emerse si accende un cielo di stelle con la natività.
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Un intero paese si annida dentro la roccia, con scale, archi e vicoli: la città degli uomini costruita attorno a una nascita.
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Un unico blocco di legno d'ulivo, scavato a spirale: le stanze si aprono nel pieno, e la luce viene da dentro.
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Archi sottili e stelle sospese formano sopra la natività un cielo vicino, protettivo e luminoso.
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Dentro un televisore degli anni Sessanta, al posto dello schermo, tre presepi di stili diversi uno accanto all'altro.
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Una natività raccolta nel cavo del legno, fra radici, figure e una corona di piccole luci.
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Una natività immersa in un giardino di muschi, pigne, rami e piccole forme vegetali.
Scopri l'operaOgni presepe è realizzato interamente a mano con materiali nobili: terracotta, legno, pietra e cristallo.
Illuminazioni posizionate con cura creano atmosfere mistiche e contemplative in ogni opera.
Ogni dettaglio è curato con precisione, dalle figure umane agli elementi architettonici.
Ogni opera è una meditazione sul significato della natività e della redenzione.
C'è un momento, ogni anno, in cui una stanza di casa smette di essere una stanza. Si riempie di sughero e di muschio, di fili sottili, di piccole luci che aspettano il loro posto. È lì che nascono questi presepi: non in una bottega, ma nel tempo rubato alle giornate, con la pazienza di chi non ha fretta di finire.
Stefano De Pascale costruisce natività da una vita. Nessuna è la copia di un'altra. Ogni anno cambia il pensiero che le tiene insieme — una radice, una sfera di cristallo, l'arca di Noè, una grotta illuminata di blu — e intorno a quel pensiero cresce tutto il resto: la roccia, l'acqua, le case, la luce. I materiali sono quelli poveri e nobili insieme: terracotta, legno, pietra, cristallo. Le mani sono sempre le stesse.
Quello che ne esce non è mai solo una scena della Natività. È una domanda posta in silenzio: dove nasce davvero la luce, e quanto buio serve perché si veda. ventotto opere, ventotto modi di rispondere.
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